Incontro con Sergio Ramazzotti

4 Apr 2016 | Eventi

Un ospite, un relatore d’eccezione, il noto fotoreporter italiano Sergio Ramazzotti, già fotografo per autorevoli riviste italiane e straniere, nonché autore di pluripremiati reportages e documentari televisivi, per raccontare i retroscena e il lavoro che stanno dietro la sua professione.

OLTRE GLI STEREOTIPI DEL GIORNALISMO
C’è sempre un altro punto di vista. Una notizia non raccontata, un angolo nascosto non rivelato, un modo diverso di narrare una storia. Fotografare l’altra faccia di una realtà è un modo di fare reportage che si pone come valida alternativa all’immagine di news e di stretta attualità. Per realizzare reportages di questo genere occorre mescolare insieme alcuni ingredienti indispensabili. Partire da una buona idea, passare per un’ottima conoscenza della tecnica fotografica, arrivare ad avere fra le mani un buon editing delle immagini prodotte. Ma non basta. Occorre sapersi muovere sul campo, tenere il giusto atteggiamento nei confronti delle persone, possedere pazienza e tenacia. Sergio Ramazzotti, fotoreporter che collabora da anni con le più importanti riviste italiane e internazionali affronterà durante il workshop questi ed altri aspetti. Qual è il modo migliore per trovare uno spunto fotogiornalistico? Come si pianifica un servizio? Come si usa davvero la fotocamera? E quando si può dire davvero di avere realizzato un vero reportage?

4 Aprile 2016

Eventbrite - Incontro con Sergio Ramazzotti

Sergio Ramazzotti

Sergio Ramazzotti, nato a Milano nel 1965, è autore di centinaia di reporage da tutto il mondo, apparsi sulle principali testate italiane ed europee. Ha pubblicato tra l’altro il bestseller, Vado verso il Capo (Feltrinelli), cronaca di una traversata di tredicimila chilometri compiuta con i mezzi pubblici da Algeri a Città del Capo. Ha vinto il premio di giornalismo Enzo Baldoni e l’International Photography Awards di Los Angeles.

“Sono appena sbarcato da un Paese, la Liberia, di quattro milioni di assassini. Quasi un milione è concentrato nella capitale, Monrovia. Assassini sono tutti: giovani, meno giovani, donne, bambini. Spero di essere perdonato per queste parole: non ne trovo di più adeguate. Loro non hanno colpa. La colpa è nella paranoia che è in me, dopo tre settimane in quella città, ha preso il sopravvento sulla ragione. E’ così che ti riduce la psicosi da Ebola: vedi tutti come dei potenziali killer. E sono sicuro che molti considereranno me allo stesso modo. I nuovi principi che regolano i rapporti sociali sono semplici: se tocchi la persona sbagliata, muori. Tocchi la persona che ha toccato la persona sbagliata, muori. Sali sul taxi sbagliato, muori. Per distrazione ti stropicci un occhio o ti accendi una sigaretta con la mano che ha toccato la cosa o la persona sbagliata, muori. Tre settimane dopo, quando il mio volo Monrovia-Bruxelles-Milano è atterrato all’areoporto non è successo niente di speciale. Gli oltre cento passeggeri, tra i quali c’ero anch’io, si sono riversati attravero il molo senza che su quelle persone fossero fatti controlli di alcun genere, tranne quello del bagaglio a mano. Il che non avrebbe nulla di sconcertante, se non fosse che la maggior parte di quei passeggeri erano in fuga dal loro Paese devastato dall’epidemia di Ebola. E che quel volo, per la cronaca, era lo stesso sul quale, solo 11 giorni prima, aveva viaggiato Thomas Eric Duncan, il cittadino liberiano che poi ha proseguito per Dallas, dove è morto…..”

Scuola Holden

Piazza Borgo Dora, 49,10126 Torino

Scuola Holden

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